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Carissimi,
credere in Gesù Cristo significa ritenere per
certo che il Padre continua a far sorgere il suo
sole su tutti i suoi figli e che il suo santo
Spirito non cessa di far convergere tutto al
bene di coloro che amano Dio.
L’affermazione - che anche questi sono tempi di
grazia - non è frutto dell’ottimismo di chi si
accanisce a ripetere che in fondo anche un
pendolo rotto segna l’ora giusta almeno due
volte ogni 24 ore.
Questo ci dispone a riflettere sul tema della
speranza, ai tanti personaggi che ci hanno
preceduto, i santi fratelli Alfio, Filadelfo e
Cirino, che prossimamente festeggeremo o, uomini
relativamente recenti Oscar Romero, Vescovo di
El Salvador, martirizzato ventisei anni fa,
mentre celebrava l’Eucarestia. In una delle sue
omelie diceva: “Non tutti avranno l’onore di
dare il loro sangue fisico - ricordava il
vescovo, citando il Vaticano II - però Dio
chiede a tutti coloro che credono in lui lo
spirito del martirio. Avere lo spirito del
martirio è dare la vita nel compimento del
proprio dovere, nel silenzio della vita
quotidiana, camminare dando la vita, come una
mamma che senza spavento, con la sensibilità del
martirio materno dà alla luce, allatta, fa
crescere e accudisce con affetto suo figlio”.
Questo significa lasciarci sorprendere da Dio. E
Dio non solo non si smentisce mai, ma neanche si
ripete; si supera sempre: le sue promesse non le
copia. Le compie: non realizzando altro, ma
andando oltre. Così come ricordava Bonhoeffer -
protestante, ucciso nei campi di concentramento
-: “Dio non realizza sempre le nostre attese, ma
compie sempre le sue promesse”.
Noi cristiani non siamo quelli che predicono o
prevedono il futuro, non siamo esentati
dall’incertezza, ma crediamo in una storia che
offre una buona notizia: Gesù è morto in croce
per noi ed è risorto, e continua a camminare con
noi. Noi non abbiamo una utopia da realizzare,
abbiamo una speranza da investire, la speranza
in “Colui che in tutto ha potere di fare molto
più di quanto noi possiamo domandare o pensare,
secondo la potenza che già opera in noi” (Ef 3,
20). Possiamo allora rimanere aperti al Dio
delle sorprese, che sconvolge tutti i nostri
piani per il futuro e ci chiede di fare quello
che non avevamo mai immaginato di fare. Possiamo
permettere a Dio di continuare a sorprenderci.
Dunque sperare si deve, e si deve perché si può:
Cristo è il Signore della storia; la sua
resurrezione non ci salva ancora dal dolore, la
stessa Croce non è una formula o un simbolo
magico, ma nel dolore ci mette al riparo della
disperazione.
Potremmo avere i sentimenti dell’autore della 1
lettera di Pietro: “pronti sempre a rispondere a
chiunque vi domandi ragione della speranza che è
in voi”, per cercare di annunciare non solo con
le parole, ma con i fatti l’evento della
resurrezione.
16 aprile 2006 - Pasqua di Resurrezione
Il Parroco della Chiesa Madre - Ex Cattedrale
Sac. Claudio Magro |