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 » I Festeggiamenti 2006



Carissimi,
credere in Gesù Cristo significa ritenere per certo che il Padre continua a far sorgere il suo sole su tutti i suoi figli e che il suo santo Spirito non cessa di far convergere tutto al bene di coloro che amano Dio.

L’affermazione - che anche questi sono tempi di grazia - non è frutto dell’ottimismo di chi si accanisce a ripetere che in fondo anche un pendolo rotto segna l’ora giusta almeno due volte ogni 24 ore.
Questo ci dispone a riflettere sul tema della speranza, ai tanti personaggi che ci hanno preceduto, i santi fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino, che prossimamente festeggeremo o, uomini relativamente recenti Oscar Romero, Vescovo di El Salvador, martirizzato ventisei anni fa, mentre celebrava l’Eucarestia. In una delle sue omelie diceva: “Non tutti avranno l’onore di dare il loro sangue fisico - ricordava il vescovo, citando il Vaticano II - però Dio chiede a tutti coloro che credono in lui lo spirito del martirio. Avere lo spirito del martirio è dare la vita nel compimento del proprio dovere, nel silenzio della vita quotidiana, camminare dando la vita, come una mamma che senza spavento, con la sensibilità del martirio materno dà alla luce, allatta, fa crescere e accudisce con affetto suo figlio”.

Questo significa lasciarci sorprendere da Dio. E Dio non solo non si smentisce mai, ma neanche si ripete; si supera sempre: le sue promesse non le copia. Le compie: non realizzando altro, ma andando oltre. Così come ricordava Bonhoeffer - protestante, ucciso nei campi di concentramento -: “Dio non realizza sempre le nostre attese, ma compie sempre le sue promesse”.

Noi cristiani non siamo quelli che predicono o prevedono il futuro, non siamo esentati dall’incertezza, ma crediamo in una storia che offre una buona notizia: Gesù è morto in croce per noi ed è risorto, e continua a camminare con noi. Noi non abbiamo una utopia da realizzare, abbiamo una speranza da investire, la speranza in “Colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto noi possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi” (Ef 3, 20). Possiamo allora rimanere aperti al Dio delle sorprese, che sconvolge tutti i nostri piani per il futuro e ci chiede di fare quello che non avevamo mai immaginato di fare. Possiamo permettere a Dio di continuare a sorprenderci. Dunque sperare si deve, e si deve perché si può: Cristo è il Signore della storia; la sua resurrezione non ci salva ancora dal dolore, la stessa Croce non è una formula o un simbolo magico, ma nel dolore ci mette al riparo della disperazione.
Potremmo avere i sentimenti dell’autore della 1 lettera di Pietro: “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”, per cercare di annunciare non solo con le parole, ma con i fatti l’evento della resurrezione.

16 aprile 2006 - Pasqua di Resurrezione

Il Parroco della Chiesa Madre - Ex Cattedrale
Sac. Claudio Magro

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