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Carissimi,
Ricordare i Santi Alfio, Filadelfo e Cirino come
amici di Dio è il voler "rivolgere lo sguardo
a colui che hanno trafitto" (cfr. Zc
12, 10 e Gv 19,37), evento che non induce alla
rassegnazione ma alla fiducia e alla speranza
poiché "chi è di Cristo è una creatura nuova"
(cfr. 2 Cor 5, 17).
Fare riferimento a Cristo e alla speranza
cristiana vuole significare e vivere un
rinnovamento interiore ed anche esteriore che
nasce dall'evento della Pasqua.
In questo contesto rileggo la storia di Pietro
che guarisce lo zoppo alla porta bella del
tempio (Atti degli Apostoli cc. 3 e 4). E' un
racconto appassionante e nuovo, poiché la prima
comunità cristiana è chiamata ad affrontare la
vita senza il loro amico Gesù. La novità sta
proprio nel fatto che dalla guarigione fisica
che ottiene lo zoppo nasce il racconto
appassionato su Gesù morto e risorto. Non è solo
una adesione di fede, ma un volerlo confessare
"vivente".
La guarigione risolve i problemi fisici. La
confessione di fede nel Risorto supera le
barriere della morte fisica e assicura
"pienezza" impensabile nonostante la morte.
Questi due momenti sono legati tra loro poiché,
il gesto che ha ridato la vita alle gambe dello
zoppo, dà forza alla proposta di Gesù; la
decisione che dà pienamente la vita offerta come
dono misterioso è accolta nella fede e va' oltre
la guarigione: riguarda un "gioco" di libertà e
di amore, che l'uomo ha verso Dio, un sì ad un
mistero di vicinanza che l'uomo percepisce da
Dio. Senza questa decisione libera di fede in
Gesù Cristo, non c'è vita piena; nonostante la
guarigione dalla malattia o la liberazione
dall'oppressione, resteremo prigionieri della
morte interiore, presto o tardi.
L'annuncio appassionato e appassionante di
Pietro, dei primi discepoli, la prima comunità
cristiana, i santi martiri e altri confessori
della fede, i tanti laici impegnati e credenti
in Cristo in questi duemila anni di storia, sono
alcuni esempi di vita e di adesione alla
proposta cristiana che raccontano il Cristo
Risorto.
Il racconto degli Atti degli Apostoli oggi
andrebbe letto con la stessa passione e lo
stesso coinvolgimento dell'autore... forse nel
nostro tempo c'è un certo timore nel dire che
Cristo ha riempito la nostra esistenza, che
illumina il nostro cammino; altri, purtroppo,
raccontano la propria esperienza con
l'atteggiamento di chi è stipendiato e non da
apostoli, cioè da inviati.
Chiediamo al Signore, per mezzo della
intercessione di Maria Santissima regina dei
Martiri, di suscitare e poter "annunciare la
speranza che è in noi" (cfr. 1 Pt
3,15) nella nostra vita, nelle nostre famiglie,
negli ambienti di vita e di lavoro per vivere
una vita basata sulla fiducia, sulla speranza,
aperti alla collaborazione reciproca.
Lentini, 23 marzo 2008 - Chiesa Madre -
Pasqua di Resurrezione. |