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Carissimi
confratelli,
stasera per me è l’ultima volta da primo
spingitore. Certamente è tempo di bilanci,
occorre che si tirino le somme, prima dei
festeggiamenti appena trascorsi, e poi dei tre
anni da Primo Spingitore.
In quest’anno particolare, che ci ha visti
protagonisti in tanti momenti, non posso non
ringraziare tutti, per la grande collaborazione
mostrata, per l’alta maturità raggiunta, per il
grande spirito di servizio profuso. Di questo
non si può che essere orgogliosi, io come primo
spingitore, ma nel proprio intimo ognuno di noi.
Siamo stati davvero impeccabili. In fondo come
diceva padre Castro, siamo tutte membra dello
stesso corpo. Vorrei che adesso lo ricordassimo
tutti con un momento di preghiera recitando un
Padre Nostro. Giorno 10 mattina ho ammirato con
grande piacere, ma soprattutto con grande
commozione, la forza, la passione, l’ardore
dello spingere il Fercolo dell’amato S. Alfio,
da parte dei nuovi confratelli spingitori.
Quell’attesa sofferta, covata per parecchi anni,
è esplosa in un attimo, con una foga e con un
amore straordinario, direi unico. Certamente in
quegli attimi ho rivisto me che nel lontano
1984, mi accostavo per la prima volta al
servizio dello spingere, mi sono balenate le
paure, le angosce di un qualcosa di veramente
nuovo. Oggi non posso che ringraziare Dio e i
Santi Martiri, di quel grande dono, che vent’anni
fa mi hanno fatto, dell’essere entrato a far
parte della grande famiglia dei Devoti
Spingitori.
Ebbene dopo 17 anni I Santi Martiri Alfio
Filadelfo e Cirino mi hanno chiamato ad un
compito, un atto d’amore ancora più grande.
Confratelli, in questi anni, coadiuvato in
maniera stretta dal Consiglio Direttivo, ma più
in generale da tutti voi, ho cercato di gettare
le basi per un progetto futuro che ci veda
Testimoni di Cristo attraverso il Martirio.
Tutti gli incontri, siano essi stati ritiri
Spirituali, Convegni, Pellegrinaggi, hanno avuto
sempre il medesimo tema, il medesimo spirito,
sebbene non sempre esplicitato. Abbiamo portato
a tutti la nostra devozione verso i Santi
Lentinesi, trasmettendo il grande amore verso
Dio, e verso la Chiesa.
È stato un lungo percorso iniziato dal
pellegrinaggio a Vaste, e da quello a Cefalù,
Caronia, Mirto, Scifì, Sant’Alfio, luoghi in cui
si tocca con mano la presenza viva dei santi
fratelli. In tutti questi luoghi ci siamo sempre
distinti con la nostra semplicità, con la nostra
fede viva e vera verso Dio e verso i martiri. A
questi pellegrinaggi si sono intercalati a mo di
ricamo tutti i ritiri spirituali, tra i quali in
particolare quelli fatti all’Eremo Adonai,
assieme ai Devoti di Siracusa. Con loro abbiamo
condiviso la gioia di due comunità accomunate
dallo stesso amore che nutrono verso i propri
Santi Patroni.
A conclusione di tutto ciò la conferenza tenuta
appena l’aprile scorso all’Auditorium Comunale,
da mons. Tito Marino e dal prof. Messina, con la
quale si è compreso veramente ciò che si intende
con martirio, ovvero sperimentare l’amore di
Gesù, essere per tutti la guida da seguire,
spingendo con il nostro esempio il fratello che
ci sta accanto verso la verità. Con tale spirito
ci siamo accostati all’udienza generale del
Santo Padre il 24 aprile scorso, per ricevere la
sua benedizione, a conclusione di tre anni
splendidi sotto tutti i punti di vista. A tal
proposito voglio mostrare a tutti prima il
telegramma inviato dalla santa Sede per i doni
portati al Papa………………….e poi la pergamena con la
quale il Santo Padre impartisce a tutti la sua
Benedizione Apostolica.
Infine concludo con un augurio. Parecchia strada
abbiamo davanti a noi, l’anno giubilare nel 1750
anniversario del Martirio dei Santi Alfio
Filadelfo e Cirino, non si è concluso, a
settembre, come già deliberato dal questo
consiglio direttivo, così come dal consiglio
pastorale della comunità di Sant’Alfio, ci
dovrebbe essere il grande raduno con tutte le
reliquie dei Santi, qui a Lentini, non sto qui a
ripetervi che il nostro impegno deve essere come
sempre umile ma costante. Un vecchio saggio dice
che quando si è arrivati all’ultima pagina
occorre chiudere il libro, ebbene lasciatemi
almeno dire un ultima cosa un ultima parola:
grazie, grazie a tutti per la pazienza con cui
mi avete sopportato, grazie a tutti per essermi
stati vicini, per avermi spronato, tirato le
orecchie. Grazie. Adesso si può chiudere davvero
il libro. |